Il fatturato è raddoppiato in cinque anni. Tre spazi fissi nel 2008, oggi sono 150 quelli fissi che li ospitano. «Così i marchi svuotano i magazzini»
Li chiamano negozi usa-e-getta. Mordi-e-fuggi. Appaiono e spariscono, il tempo di dire «svuota tutto». Ma poi a guardar bene, cambiati arredi e insegne (a volte neanche quelle), sono sempre lì. Di temporaneo lo «stillicidio delle claire» in città non ha nulla: le serrande abbassate (3,1 al giorno nel 2016) superano ancora le nuove aperture (2,9) ma c’è chi ha imparato a «essere più veloce della crisi». Il pioniere è un signore di nome Paolo Comini, sulla sessantina, ex agente di commercio, oggi «felicemente» pensionato in Costa Rica. Nel 2005 aprì lo spazio Sidecar, in corso Garibaldi 59. «Uno dei primi». Quando ricorda quei tempi, risfodera una battuta all’epoca diventata famosa nell’ambiente: «Mi ero reso conto della difficoltà di vendere i marchi dell’abbigliamento ai negozi. Così ho scoperto che era più facile vendere i negozi ai marchi».

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